DA DOVE NASCE!

DA DOVE NASCE!

Nasce da una serie di appunti, scritti ne momento in cui la necessità di sopravvivenza aveva preso il sopravvento. Tutto quello che mi era accaduto dal primo sintomo all’ultima incomprensione. Una terapia, questo è stato. Scrivere questi pensieri, queste frasi alleviavano all’instante il dolore che in quel momento mi accompagnava nelle giornate. Forse perché sapevo che un giorno avrebbero  attenuato qualche situazione spiacevole. Cominciai dai primi fastidi fisici, i sintomi, la loro ripetizione sistematica. Iniziai a tracciare tutti i puntini, puntini che iniziarono a mostrarmi un disegno. Disegno che inevitabilmente aveva soltanto un significato. Il significato di cui sto parlando non ha nulla a che vedere con il caso. Questi appunti si trasformarono in pagine, poi in capitoli. Capitoli con tanto di tiolo. Pia pianino, mettevo in ordine ogni parte del testo, come se stessi componendo un puzzle. “Questa frase la sposto qui, quest’altra è più adatta per questo capitolo”. Seguivo soltanto l’istinto, senza dover perdere tempo a riflettere se era corretto ciò che facevo. Arrivò la copertina tracciata a mano libera su un foglio di carta malmesso. Rimase per tre anni chiusa in una cassetto insieme a tutti gli appunti, sapevo nel profondo del cuore che un giorno sarebbero usciti e avrebbero preso vita. Il titolo del libro fu lui a proporsi , senza dubbio, senza incertezza. Era tutto molto chiaro in me, tutta la faccenda. Chiaro come il cielo può essere in una mattinata d’inverno o come può presentarsi il mare al primo appuntamento. Chiaro come le lacrime, dopo una bella emozione. Ormai era pronto ad eccezione di alcuni capitoli. Ciò che non era pronto, ero io. La mia esperienza era poca, e quando l’esperienza è poca titubare è facile. Non ebbi più alcun dubbio sul da farsi dopo i primi mesi del 2020. Sapevo che dovevo terminare, sapevo che era corretto. Sapevo che a qualcuno sarebbe potuto essere d’aiuto. Ripresi da quel cassetto la bozza, la rilessi, la stravolsi. Aggiunsi un altro anno di esperienza, poi due. Perché rileggendolo e rileggendolo passo un altro anno, e ormai il titubare non mi apparteneva più. Gli ultimi ritocchi si fecero sentire, non affrettai il risultato, ero cosciente che quando era pronto, poteva soltanto significare una cosa: che era pronto! Nacque cosi, un’esperienza racchiusa in 180 pagine. 180 pagine che hanno il sapore di verità, verità che sta scomparendo dai nostri vocabolari.

28/02/2019 HO CAPITO DI ESSERE UN ROBOT, non il mio libro ma un libro, non l’esperienza ma la mia esperienza, non la verità ma la mia verità

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