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Ciao a tutti,
il mio nome è massimo. Oggi, 23 gennaio è un mese che ho perso la mia giovane moglie Sara. Tra 7 giorni avrebbe compiuto 40 anni, ma Freddie come lo chiamava lei ” un carcinoma mammario al 4° stadio” ha deciso che il numero 39 era un buon numero. Devo a mia moglie tutto… è grazie a lei che sono la persona che sono. E’ grazie a lei, e a ciò che mi ha mostrato, che ho capito che nonostante tutto la vita va vissuta. E’ grazie a lei, se, solo dopo un mese dalla sua scomparsa e con il cuore spezzato, il mio obiettivo è aiutare il prossimo. Quindi si: piango tutti i giorni, a volte mi dispero, ma nel mentre vivo.
E tutto questo è grazie a lei.
Voglio condividere la mia dedica, che ho letto il giorno del suo non funerale . Già, hai capito bene: “non Funerale”, perché Sara era l’antonimo di funerale. Sara era la festa, ed una festa gli abbiamo dato.
“Cercherò di renderla facile… come voleva Sara. Il mio scopo è quello di farvi piangere, sappiatelo… però con leggerezza. Io proverò a non farlo… almeno fino alla fine. Nel caso… ho alcuni jolly da giocarmi. All’inizio avevo pensato: “Quando sarò lì… dirò le prime parole che mi verranno in mente.” Poi ho chiesto a ChatGPT di scrivere questa dedica…
Faccio una piccola premessa — poi dirò alcune cose su Sara.
La parte difficile non è stata tutta la vicenda in sé. Già dalla prima diagnosi ” tumore al quarto stadio” fa paura solo a pronunciarlo, fino a quest’ultimo anno quando le terapie iniziavano a fallire una dopo l’altra e aumentavano sempre di più i giorni in ospedale. Non è stato difficile neanche quando i dottori ti prendevano da parte e iniziavano a dirti alcune cose. Non sono state difficili le corse al pronto soccorso o le notti insonni… o quando i miei occhi vedevano cosa stava accadendo a Sara. La cosa più difficile… sono state le ultime settimane. Quando ormai mi avevano comunicato le tempistiche. Stare lì, in quella stanza… e far finta che le cose andassero bene. Rassicurarla, Sorridere. Perché glielo dovevo.
Dopo tre anni in cui portava quel peso in silenzio… era arrivato il momento che lo portassi io. In silenzio. È stata una scelta non facile… ma allo stesso tempo facile. Perché ero sicuro che fosse la cosa giusta da fare. E sapete perché ne sono sicuro? Perché quando ero fuori da quella stanza… mi lasciavo andare: piangevo, soffrivo, ero arrabbiato. Ma quando entravo lì dentro… mi trasformavo. Ero lucido. Senza pensieri. Senza dubbi su quello che dovevo fare. Così continuai ad esserci. Continuai a darle la terapia per bocca fino a quando ho ritenuto opportuno. Perché in fondo… se Sara aveva ancora una speranza…chi ero io per portargliela via? NESSUNO. E in fondo in fondo quella speranza l’avevo anche io.
Io credo che questo non significhi mentire. Io credo veramente che abbia capito il significato dell’amore. Mi dispiace per come sono andate le cose. Pensavo di poterla salvare. Ne ero veramente convinto. Fino a quando, una sera… ho riflettuto sul fatto che continuare a volerlo a tutti i costi era un atteggiamento da egoisti. Sicuramente, come è stato per me, la domanda sarà sorta anche ad alcuni di voi: “Si poteva fare di più?” No. La risposta è no. Credo che otto persone su dieci se ne sarebbero andate poco tempo dopo la prima diagnosi. Vivendo nel terrore e nella depressione. Noi non glielo abbiamo permesso. E questo ha fatto sì che Sara vivesse tre anni felici. In questi tre anni abbiamo viaggiato molto… abbiamo cresciuto una figlia… abbiamo venduto una casa e ne abbiamo acquistata un’altra… abbiamo scherzato… abbiamo discusso — (in dodici anni me le ricordo quasi tutte le discussioni).
Ripeto: in dodici anni me le ricordo quasi tutte le discussioni.
E nonostante tutte le difficoltà abbiamo fatto anche l’amore in questi tre anni. Con tutta sincerità… tutte queste cose molte persone non riuscirebbero a realizzarle in una vita intera. NELLA NORMALITA’. Il grosso problema di noi esseri umani, è che crediamo di poter controllare tutto. Ma in realtà non siamo in grado di controllare nemmeno la nostra esistenza… figuriamoci quella degli altri. Detto ciò… capite bene che un po’ mi rode, perché ci eravamo impegnati. C’era rispetto tra di noi. E soprattutto libertà. Non avevamo bisogno di apparire agli occhi degli altri…Spesso preferivamo rimanere da soli… perché non ci serviva altro. La maggior parte delle coppie finge. Sta insieme per necessità, o non ha il coraggio di cambiare le cose. Capite bene perché mi rode.
Ringrazio tutti voi che oggi siete qui. Ringrazio chi ha potuto darci una mano… e chi non ha potuto. Ringrazio chi ha avuto anche solo un pensiero positivo. E RICORDANDO perdono eventuali pensieri negativi, Ma soprattutto ringrazio le poche persone che sapevano e che hanno rispettato la mia scelta , giusta o sbagliata che fosse. Stare dentro quella stanza non era per niente facile… però ce l’avete fatta. Siete stati bravissimi. Quindi fatevi un applauso.
Ora dirò alcune cose su Sara. Ciò che mi ha mostrato in tutti questi anni. Ho dovuto rifletterci…perché quando siamo dentro alle cose non ce ne accorgiamo, Diamo tutto per scontato. Quando ci si fidanza ci si dà dei nomignoli: amorino, ciccino, patatino…Noi ci siamo sempre chiamati “vita”. Ciao vita. Cosa fai vita. Ti amo vita. Faccio la cacca vita. E allora mi sono messo a pensare al significato della parola “vita”. A cosa significhi davvero vivere. Poi ho spostato il focus su Sara: e su ciò che riusciva a fare quando voleva qualcosa. Ecco alcune cose che mi sono venute in mente: Ha deciso di lavorare come cuoca in un ristorante…e l’ha fatto. Ha deciso di imparare la cartomanzia..e dopo un po’ leggeva le carte a chiunque glielo chiedesse. Ha deciso di imparare l’arte dell’uncinetto… e poco dopo regalava e vendeva le sue opere. Decideva di imparare una lingua straniera, e in poco tempo era in grado di comunicare. Ha deciso di imparare a farsi le unghie… e poco dopo non aveva nulla da invidiare qualsiasi estetista professionista. Ha deciso di diventare insegnante di zumba… e dal nulla lo è diventata.
E poi quanti interessi: Amava la lettura — faceva parte di un club del libro. Amava cucire — faceva parte di un club dell’uncinetto. Amava il cinema. Amava la cucina. Amava lo sport. Amava viaggiare. Amava ballare. Amava la musica. Amava dipingere. E molte altre cose. Beh… se non siete d’accordo con me che il significato di vivere sia questo… allora non so cos’altro potrebbe esserlo.
Credo che da ogni esperienza, bella o brutta che sia, bisogna imparare qualcosa. Altrimenti non avrebbe senso tutto questo. Noi diamo troppa importanza alla morte… e poca alla vita. Sara invece ha sempre dato importanza alla vita. Anche quando si è presentato “Freddie” — lo chiamava così, come Freddie …., uno dei suoi cantanti preferiti — una delle ultime cene a casa mi disse: “Freddy me la vuole far pagare… perché a me non è mai fregato niente.” Questo significa mettere al primo posto la vita. E quindi io non posso far altro che ringraziarla per tutto questo. E metterò sempre al primo posto la vita. Soprattutto perché non permetterò mai che nostra figlia viva una vita infelice per causa mia.
Ci sono riuscito. Ti dovevo quest’ultimo regalo.
Sono riuscito a dire tutto quello che dovevo dire. Per fortuna ho trovato la morfina che era avanzata in casa… altrimenti non credo che sarei riuscito a farlo
Ciao vita”
Questa era Sara, e come potrei limitarmi a piangere e basta? Sarei un coglione. E’ proprio per questo sto scrivendo questo messaggio, chiedendo aiuto a chiunque voglia essere di aiuto. Da parte mia ce la sto mettendo tutta, quindi non fare il coglione anche tu che stai leggendo.
E non è nemmeno l’unica iniziativa che sto portando aventi. Anni fa scrissi un libro.
Eccolo qui:

“Credo di esserci riuscito, anche se avrei preferito di no, e avrei voluto averla ancora qui con me. Questo è un estratto del libro che scrissi poco dopo il nostro matrimonio: racconta di me e di Sara. Visto come sono andate le cose, in un momento di rabbia avevo pensato di ritirarlo dalla circolazione. Riflettendo e ascoltandomi, però, mi accorgo che quel sentimento si è attenuato. Sono profondamente dispiaciuto, accompagnato da una sensazione che non avevo mai provato prima.
Per questo, pensando a quale fosse la scelta giusta, ho deciso di lasciarlo disponibile e di devolvere ogni centesimo di guadagno in beneficenza, per la ricerca sul tumore al seno.
Rimango convinto che non sia sufficiente tentare di guarire una persona agendo soltanto su quella parte materiale che chiamiamo corpo. Credo ci sia anche una parte invisibile, che non tocchiamo con mano ma di cui facciamo parte, e che necessita di attenzioni, se possibile, ancora più delicate di quelle che riserviamo alla nostra componente biologica. È quello che sento, e forse non è abbastanza, però da qualche parte bisogna iniziare.
Avevo scritto che sarebbe stato l’ultimo post sul profilo di Sara. Oggi più che mai capisco che, quando si tratta di una causa giusta, certe parole possono cambiare significato. E, in fondo, sono sempre più convinto che scegliere sia un’illusione! Pertanto, nonostante sia un’esperienza terribile, proviamo, per quanto possibile, a trasformarla in qualcosa di buono, aiutando.
Chiunque vorrà partecipare prendendo una copia del libro, o anche solo condividendo questo post, starà facendo del bene prima di tutto a sé stesso, oltre che ad altri.
Condividerò pubblicamente ogni donazione che verrà fatta, anche se si trattasse di pochi euro.
Con affetto,
Massimo”
Link al libro:
IL LIBRO 28022019 ho capito di essere un robot
Non serve che aggiungo altro, oltre a ricordarti di non fare il coglione.
con Affetto, il vedovo più giovane di Rocca Priora